LA COMPASSION FATIGUE

La Compassion Fatigue (C.F.) è  una condizione psicologica che presenta vari sintomi legati all’esperienza di assistere le vittime in situazioni di grande sofferenza: un trauma secondario perché l’operatore non vive l’evento in prima persona ma sperimenta l’impatto emotivo di occuparsi di una persona in difficoltà.

Nell’ Oxford English dictionary il termine è stato ufficialmente accolto nel 2002. Possiamo dire che la storia moderna della C.F. inizi nell’aprile del 1992, quando la rivista scientifica Nursing Magazine pubblica un articolo di Carla Johanson dal titolo “coping with compassione fatigue”. Il contributo prende spunto dall’esperienza di un’infermiera Jackie impegnata in un centro per il trapianto del midollo e sconvolta per la morte di una paziente affidata alle sue cure.

COSA NON E’ LA COMPASSION FATIGUE Mentre il burnout deriva da situazioni stressanti  e ripetitive di lavoro, la C.F. è legata all’assistere e trattare chi soffre per eventi critici o traumatici. Occorre particolare attenzione quando c.f. e burn out si presentano contemporaneamente perché una condizione può aggravare l’altra. Ad esempio un operatore travolto da un gran numero di decessi e dalla frustrazione legata all’impotenza, può avere grande difficoltà a gestire i compiti di documentazione che il lavoro richiede. 

CHI PRESENTA UNA MAGGIORE SUSCETTIBILITA’ ALLA C.F. Non esiste operatore immune alla c.f. ,ma esistono fattori che ne facilitano l’insorgenza e la gravità:

  • la mancanza di valutazioni psicoattitudinali adeguate nel reclutamento;
  • l’assenza di formazione: nulla nell’iter formativo di un operatore sanitario prepara a gestire ogni trauma possibile;

“L’influenza da covid ci ha insegnato quanto dobbiamo essere preparati  e attenti a riconoscere ed accogliere i risvolti psicologici ed emotivi che conducono allo stress traumatico secondario”.

  • idealizzazione: il confronto tra ideale e reale può tradursi in disillusione, delusione e distacco;
  • empatia ed altruismo: il nostro altruismo e l’amore per l’altro ci infondono coraggio e ci portano a superare fatiche altrimenti insormontabili, occorre però che questa spinta positiva non porti ad un punto di esaurimento e ad assumere rischi eccessivi;

E’ giusto trovare in noi le risorse per aiutare il paziente ma senza che il nostro corpo e la nostra mente ne paghino le conseguenze e che perciò il lavoro ne resti condizionato, altrimenti a risentirne saranno gli stessi pazienti. 

  • la nostra storia personale: incontrare un paziente che ci ricordi il trauma può innescare reazioni negative; 
  • lavorare con un gran numero di soggetto traumatizzati.

I SINTOMI DELLA COMPASSION FATIGUE E’ fondamentale saper cogliere i segni e i sintomi della C.F. e più saremo capaci di riconoscerli e meglio sapremo intercettarli in noi e nei nostri colleghi:

  • Caduta dell’umore: calo dell’ energia messa a lavoro o distacco marcato ad attività legata al lavoro.
  • Ossessione per i dettagli:con una focalizzazione sui particolari che impedisce una visione più ampia e strategica,  inutile perfezionismo che viene visto dai colleghi come un tentativo di procrastinare gli impegni ed evitare i compiti.
  • Caduta nelle motivazioni:  i pazienti vengono vissuti come un fastidio, si vedono solo gli aspetti negativi del lavoro, ci si lamenta in continuazione, si interpretano gli sforzi come futili.
  • Apatia: impedisce di interpretare le esperienze disturbanti.
  • Negatività: rabbia; gli atteggiamenti degli altri vengono letti con insofferenza, i colleghi vissuti come ignoranti e incompetenti.
  • Perdita di piacere in attività che prima erano apprezzate.
  • Distacco: l’operatore evita gli altri e si allontana dagli aspetti del lavoro che gli ricordano esperienze dolorose.
  • Cinismo e sarcasmo usati a sproposito.
  • Scarso impegno: si perdono obiettivi e scopo.
  • Conflitti con lo staff: dubbi su di sé proiettati sugli altri.
  • Esaurimento fisico: sforzo e fatica superano le capacità di recupero e se la condizione permane a lungo può accompagnarsi ad uno stato depressivo con conseguenze preoccupanti.
  • Isolamento dai colleghi.

COME PREVENIRE LA COMPASSION FATIGUE: cosa possiamo fare noi?

  1. Pratichiamo la cura di noi stessi, della nostra persona: alimentazione ricca ed equilibrata, esercizio fisico regolare, adeguato riposo, bilanciamento tra lavoro e tempo libero, il rispetto dei propri bisogni ed emozioni. 
  2. Stabilire confini emozionali: rimanere empatici senza essere travolti dalla sofferenza e dalla paura. Anche prendere piccole pause, concentrarci sul nostro respiro.
  3. Dedicarsi a qualche hobby, coltivare le amicizie fuori dal lavoro
  4. Teniamo un diario: è un modo efficace per far emergere le emozioni legate al lavoro, ci permette di connettersi alla nostra consapevolezza
  5. Utilizzare strategie positive di coping: sono quelle strategie messe in atto da un individuo per fronteggiare i problemi emotivi ed interpersonali allo scopo di gestire, ridurre o tollerare lo stress e il conflitto. Il coping proattivo si fonda sull’anticipazione: la riduzione dello stress viene ricercata immaginando preventivamente ciò che potrebbe accadere e preparandoci per come saremo in grado di poterlo gestire al meglio.
  6. Utili le tecniche di rilassamento come il Training Autogeno, le pratiche di meditazione come la Mindfulness ma anche semplicemente chiacchierare con un amico o guardare un film.
  7. Identifichiamo strategie sul lavoro: fondamentale importanza mantenere un rapporto di collaborazione, dialogo e sostegno tra colleghi per ridurre la sensazione di isolamento. 

SE I SUGGERIMENTI DATI NON BASTANO PER CONTENERE LA COMPASSION FATIGUE E’ NECESSARIO RICORRERE QUANTO PRIMA AD UN SUPPORTO PROFESSIONALE. UN TERAPEUTA E’ IN GRADO DI ACCOGLIERE LA FRAGILITA’, DARLE UN SENSO E RISTABILIRE UN EQUILIBRIO.

info@psicora.it http://www.psicora.it

(articolo tratto dal webinar “Progetto A.B.C.D.E.”, http://www.fad.formatsas.com)

A cura di Dott.ssa Francesca Ammogli

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