E se l’errore mi perseguita?

Navighiamo costantemente all’interno di relazioni, investiamo energie e riponiamo aspettative verso di noi e gli altri. Di fronte a un errore che tipo di meccanismo si può attivare? Quali strategie possiamo adottare?

Di fronte a un errore o a una delusione si attivano dei nuovi meccanismi che la persona deve inevitabilmente affrontare in termini di adattamento a una situazione conflittuale, che possono coinvolgere la persona stessa o altri individui.

La persona può decidere di giustificare, negare, attribuire la colpa dell’accaduto a fattori più esterni o addirittura vendicarsi, qualora fosse coinvolto un diretto interlocutore. Il perdono può spesso sovrapporsi a sentimenti come il senso di colpa, la rabbia, la paura di essere nuovamente feriti, ma rimane invece un aspetto a sé stante e chiaramente identificabile nella dinamica conflittuale.

In uno stato di fragilità non è né banale né facile venir meno ai propri bisogni o mettere da parte l’orgoglio per il buon mantenimento di una relazione significativa o per la stessa integrità di sé stessi.

Quando il torto è causato da un’altra persona l’atto di perdonare, considerato dalla letteratura come una risposta prosociale alle offese ricevute (McCullough, 2000), diventa necessario per risarcire o ripristinare la relazione interpersonale.  

Che sia verso sé stessi o che sia verso un altro diverso da sé talvolta è necessario passare dalla chiusura, dalla resistenza ad esprimere i significati e i sentimenti legati all’errore per poi accoglierli e passare lentamente a lasciare andare risentimenti, rabbia e paura e attivare il perdono.

Sarà così utile consentirsi di sperimentare il perdono, anche solo fosse il perdono per non riuscire a perdonare.

Proprio quando si presenta l’atto del perdono inizia così un vero e proprio processo che contribuisce alla promozione del benessere individuale, sia in termini di salute psicologica che fisica-fisiologica (Worthington at All, 2007).  In terapia diventa un momento significativo e virtuoso per la persona, capace così di attivare sensazioni di liberazione e diminuire emozioni negative.

Dott.ssa Sara Salvietti

McCullough, M. E. (2000). Forgiveness as human strength: theory, measurement, and links to well-being. J. Soc. Clin. Psychol. 19, 43–55. doi: 10.1521/jscp.2000.19.1.43

Worthington, E. L. Jr., Witvliet, C. V. O., Pietrini, P., and Miller, A. J. (2007). Forgiveness, health, and well-being: a review of evidence for emotional versus decisional forgiveness, dispositional forgivingness, and reduced unforgiveness. J. Behav. Med. 30, 291–302. doi: 10.1007/s10865-007-9105-8

Pubblicato da Sara Salvietti

Psicoterapeuta, Psicologa del lavoro e consulente HR. Laureata all’Università degli studi di Firenze, da oltre dieci anni si occupa di psicologia applicata al lavoro e offre consulenza aziendale sia a enti pubblici che privati. Si specializza in Psicoterapia a orientamento rogersiano all’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona, matura la sua esperienza clinica collaborando con AOU Careggi e Associazioni sul territorio fiorentino, occupandosi di supporto psicologico e psicoterapia nell’ambito del trauma e disturbi correlati a eventi stressanti. Nel contesto privato, parallelamente a corsi di perfezionamento e supervisioni cliniche, si dedica a tematiche inerenti ansia e depressione, sostegno alla genitorialità (accompagnamento alla nascita, interruzione di gravidanza e post partum) e gestione di vissuti di perdita. Svolge attività di psicoterapia individuale, di coppia e di gruppo con adulti e adolescenti su Firenze.

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